giovedì 22 dicembre 2011

L'obbedienza

" (..) dribblano la razionalità del linguaggio e seducono con quelle che lui chiama idee senza parole :formulazioni luminose e carezzevoli, in realtà stereotipate, che fanno presa con la potenza irresistibile della suggestione. Semplificando, diremmo slogan dove non c'è un bel niente da capire, dato che contasolo l'adesione emotiva. O  l'obbedienza. (..) "



«Il mito è una “storia vera” accaduta al tempo delle origini, che spiega come siano nate tutte le cose dell’universo e come abbiano fatto gli uomini, per la prima volta, a mangiare, a riprodursi, a fabbricare oggetti, a combattere ecc.». Nel Moderno invece «i nuovi miti rappresentano una fuga dalle restrizioni e dai dolori della realtà storica. Non potendo essere un “eroe”, l’uomo si crea eroi esemplari nelle persone che godono di particolare ricchezza, successo, notorietà ecc. (...) Non potendo vivere in una comunità effettivamente solidale, si crea comunità mitiche (dalle “società segrete” dei bambini a quelle degli adulti, dai gruppi dei tifosi sportivi alle comuni hippies ecc.)». Nella modernità, insomma, i miti sono «generalmente valori sostitutivi: compensazioni di valori assenti o non percepiti». Tecnicizzato, il mito funziona come «macchina mitologica », dispositivo che fabbrica mentalità, fedi, obbedienze politiche, stili di vita, mode.

Marco Cicala / Furio Jesi

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